Sant'Uffizio

Abiura Molinos.TIF

L’INQUISIZIONE ROMANA E IL SUO ARCHIVIO

 

1. Note storiche

L’Inquisizione Romana, universalmente nota con il nome di Sant’Uffizio, fu istituita da papa Paolo III Farnese (1534-1549), mediante la bolla Licet ab initio (21 luglio 1542). Con questo provvedimento, il Pontefice nominava inquisitori generali sei cardinali, con giurisdizione su tutta la Chiesa, allo scopo di vigilare sulle questioni di fede e difendere la Chiesa dalla diffusione delle eresie, «affinché dappertutto la fede cattolica fiorisca e si sviluppi, e ogni eretica perversità sia cacciata via dai fedeli cristiani, e coloro i quali sono stati sedotti con diabolico inganno conoscano la via della verità e siano ricondotti all’unità della Chiesa».

In origine, la nuova commissione si configurava come uno speciale organo giudiziario, plasmato sul modello del Tribunale del Governatore di Roma, con carattere di tribunale supremo in materia di fede. In seguito, con i pontificati di Paolo IV Carafa (1555-1559) e Pio V Ghislieri (1566-1572), entrambi ex inquisitori generali, l’Inquisizione Romana acquisì una preminenza nella gerarchia della Chiesa universale, che sarà la cifra della sua storia plurisecolare. Oltre ai cardinali, l’organismo era composto dall’assessore, dal commissario e dai soci del commissario, dai consultori, dai notai, dal fiscale, dall’avvocato dei rei, spesso coadiuvati dal maestro del Sacro Palazzo e dai generali dell’Ordine dei Domenicani.

L’Inquisizione Romana era dotata di una ramificata struttura territoriale, provvista di una diffusa rete di tribunali inquisitoriali locali, retti da inquisitori che erano per lo più religiosi appartenenti agli ordini mendicanti Domenicani e Francescani. Questo complesso apparato di inquisitori e funzionari delegati, che doveva agire in collaborazione con i vescovi, si articolava in sedi di un vero e proprio tribunale locale e in vicarie, affidate a un vicario inquisitoriale. La struttura territoriale dell’Inquisizione Romana era attiva soprattutto nell’Italia centro-settentrionale – Stato Pontificio e signorie indipendenti –, nonché ad Avignone, enclave pontificia in terra francese retta da un Legato apostolico, e nell’isola di Malta, baluardo cristiano nel Mar Mediterraneo, la cui Inquisizione fu molto attiva nei secoli XVI-XVIII e fu guidata da figure di primo piano, come ad esempio il senese Fabio Chigi, poi Papa Alessandro VII.

La riforma della Curia romana realizzata da papa Sisto V Peretti (1585-1590) con la bolla Immensa Aeterni Dei (22 gennaio 1588) istituiva le diverse Congregazioni, sancendo la supremazia dell’Inquisizione su tutte le altre. L’attività del Sant’Uffizio si estendeva a tutto ciò che poteva toccare direttamente o indirettamente la fede e i costumi, diventando lo strumento principale del controllo e del potere papale, nonché il principale custode della disciplina e dell’ordine sociale. La competenza della Congregazione riguardava tutti i reati commessi contro la fede, come l’eresia, l’apostasia e lo scisma, e anche contro i sacramenti, i costumi e la morale, come la bigamia, la poligamia, lo stupro, la sodomia, la stregoneria, la superstizione, l’usura, tutti delitti che comportavano il sospetto di possedere un animus haereticus e comunque minavano seriamente l’ordine sociale costituito.

Inoltre, a queste attività prettamente inquisitorie, si affiancavano anche altre competenze, come la censura dei libri, il controllo della stampa e la concessione dei permessi di lettura; la risoluzione di dubbi in materia sacramentale; le dispense matrimoniali per motivo di mista religione e i casi di scioglimento del matrimonio in favorem fidei; l’intervento nelle grandi controversie teologiche postridentine, come l’Immacolata Concezione della Madonna, la materia de gratia, il giansenismo, l’infallibilità pontificia; e finalmente le materie relazionate con il falso misticismo, il quietismo, l’affettata santità, il culto delle persone morte in fama di santità ma non canonizzate, i fenomeni mistici straordinari, le apparizioni, e così via.

Come gli altri Dicasteri del governo centrale della Chiesa, l’Inquisizione romana era costituita da alcuni cardinali, chiamati inquisitori generali, prima in numero di sei e man mano aumentati di numero. Avente come prefetto il Papa stesso, la Congregazione era retta da un cardinale segretario, aiutato dall’assessore e dal commissario, sempre un religioso dell’ordine dei Predicatori. Un folto gruppo di teologi costituiva la Consulta teologica, e prestavano la loro opera altri funzionari come l’avvocato fiscale, l’avvocato dei rei, il capo notaro e della cancelleria, l’archivista ecc.

Le adunanze del Sant’Uffizio potevano tenersi nella sede della Congregazione, nel Palazzo Apostolico e anche nella residenza di uno dei cardinali inquisitori. Dal tempo di Paolo IV, le congregazioni generali dell’Inquisizione avvenivano coram Sanctissimo e vi prendevano parte anche i superiori nelle persone dell’assessore, del padre commissario, dell’avvocato fiscale, del maestro del Sacro Palazzo e anche dei consultori e qualificatori. Dagli inizi del XVII secolo, cominciarono a tenersi separate le adunanze dei consultori e qualificatori, di solito il lunedì nel Palazzo del Sant’Uffizio, da quelle dei cardinali inquisitori, che si svolgevano abitualmente nel convento domenicano di santa Maria sopra Minerva o nel Palazzo Apostolico, alla presenza del Pontefice.

Con la bolla Universi dominici gregis (30 luglio 1622), papa Gregorio XV Ludovisi (1621-1623) confermò la competenza del Sant’Uffizio nei casi di sollicitatio ad turpia, confermata a sua volta da papa Benedetto XIV Lambertini (1740-1758) con la costituzione Sollicita ac provida (9 luglio 1753), relativa soprattutto all’esame e la condanna dei libri.

Dopo la soppressione delle inquisizioni locali fra XVIII e XIX secolo e la fine del potere temporale (1870), ulteriori riforme furono avviate da papa Pio X Sarto (1903-1914), il quale con la costituzione Sapienti consilio (29 giugno 1908) sulla riforma generale della Curia romana, soppresse diversi enti non più necessari, ribadendo al contempo la supremazia della “Sacra Congregazione del Sant’Uffizio”.

Papa Benedetto XV Della Chiesa (1914-1922), nel sopprimere con il motu proprio Alloquentes proxime (25 marzo 1917) la Congregazione dell’Indice dei Libri Proibiti, ne trasferiva le attribuzioni interamente al Sant’Uffizio, presso cui fu istituita una sezione apposita de censura librorum, che prese in carico le ponenze lasciate pendenti dalla Congregazione soppressa.

Alla vigilia della conclusione del Concilio Vaticano II (1962-1965), papa Paolo VI Montini (1963-1978) con il motu proprio Integrae servandae (7 dicembre 1965) ridefinì le competenze e la struttura del Dicastero, mutandone il nome in quello attuale di Congregazione per la Dottrina della Fede.

Secondo l’articolo 48 della Costituzione apostolica sulla Curia Romana Pastor bonus, promulgata da Giovanni Paolo II Wojtyła (1978-2005) il 28 giugno 1988, «compito proprio della Congregazione per la dottrina della fede è di promuovere e di tutelare la dottrina della fede e i costumi in tutto l’orbe cattolico: è pertanto di sua competenza tutto ciò che in qualunque modo tocca tale materia».

 

2. L’Archivio Storico

Nei primi due secoli di vita dell’Inquisizione Romana, la sistemazione delle diverse materie nell’archivio non sembrava fatta secondo criteri organici. Gli incartamenti dei diversi affari erano raccolti in filze e messi in armadi; l’uso di dettagliati indici alfabetici per materie, facenti riferimento ai diversi volumi negli armadi, permettevano di rintracciare i documenti.

Delle attuali serie di archivio, la cui documentazione risale per lo più alla seconda metà del Cinquecento o ai primi del Seicento, non si ha traccia fino alla fine del Settecento, se si fa eccezione per la collezione dei Decreti. Infatti, nell’ultimo ventennio del Settecento, fu ordinata la vasta materia dell’archivio, estratte le questioni dottrinali dalle cause criminali e costituite la maggior parte delle serie, facendole risalire, quanto alla documentazione in esse contenuta, agli inizi del Sant’Uffizio. Fu sistemato tutto in volumi numerati e vennero composte pure le rubricelle fino al 1794 incluso, nonché moltissimi indici particolareggiati nei volumi stessi.

L’archivio ha subito nei secoli numerose perdite, dovute a varie vicende storiche: dal saccheggio e incendio dell’originaria sede di Ripetta alla morte di Paolo IV (1559), ai trafugamenti del periodo giacobino e rivoluzionario tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, con il trasporto dell’intero archivio a Parigi e la sua successiva, parziale restituzione. Altre perdite furono subite dall’Archivio in occasione della Repubblica romana del 1849 e della successiva occupazione militare francese del 1851. In tale data, l’Archivio fu trasferito al Palazzo Apostolico, dove rimase fino al 1900, quando ebbe luogo la nuova sistemazione nel Palazzo del Sant’Uffizio.

Nel gennaio del 1998, in concomitanza della vicinanza del Terzo Millennio dell’Era Cristiana e dell’annuncio del Grande Giubileo dell’anno 2000, il cardinale Joseph Ratzinger, futuro pontefice Benedetto XVI (2005-2013), allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo le intenzioni di papa Giovanni Paolo II dispose l’apertura ufficiale agli studiosi dell’Archivio del Sant’Uffizio.

Al momento attuale, l’Archivio del Sant’Uffizio è aperto alla consultazione degli studiosi fino alla fine del pontificato di Pio XI (febbraio 1939), alle condizioni stabilite nell’apposito Regolamento per gli Studiosi dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede.