Il Palazzo

Palazzo del Sant'Uffizio

PALAZZO DEL SANT’UFFIZIO

NOTA STORICA

 

Il Palazzo del Sant’Uffizio si trova in una zona corrispondente all’insediamento medievale dell’antichissima Schola francorum. Nelle forme attuali deriva dal precedente Palazzo Pucci, costruito dopo il 1514 presso la basilica di san Pietro, tra la chiesa del Camposanto Teutonico, quella di san Salvatore in Terrione e la caserma dei Cavalleggeri, su di un area e al posto di vecchie case cedute dal principe Costantino di Macedonia, nella cosiddetta “Contrada degli Armeni”.

Intorno agli anni 1524-1525, gli architetti Giuliano Leno e Pietro Rosselli, e lo stesso Michelangelo Buonarroti, furono variamente coinvolti nella progettazione della facciata originale. Nel 1531 muore il cardinale Lorenzo Pucci, senza vedere finito il palazzo. Dopo la morte nel 1547 del cardinale Roberto Pucci, fratello di Lorenzo, il ramo fiorentino della famiglia eredita i due terzi della proprietà.

In seguito alla distruzione della prima sede del Tribunale inquisitoriale in via di Ripetta nel 1559, una parte del Palazzo è ceduta al Sant’Uffizio, a uso di cancelleria e archivio. Tra il 1566 e il 1567, papa Pio V acquista tutto il Palazzo per il prezzo di novemila scudi dagli eredi del cardinale Roberto Pucci. Iniziano i lavori di ristrutturazione e adeguamento dell’edificio, a carico di Pirro Logorio e Sallustio Peruzzi, terminati sotto papa Sisto V. Nel 1591-1592, anche l’architetto Giacomo della Porta sottoscrive dei lavori per il Palazzo.

La Carta di Roma del 1606, realizzata dal pittore e incisore Antonio Tempesta, riporta la dicitura S. Inquisitio accanto allo schizzo dell’edificio, in cui la disposizione delle ali del fabbricato e l’ubicazione del portale orientale non si discostano molto dall’assetto attuale.

All’epoca della prima invasione francese (1798-1799), il Palazzo fu devastato dalle truppe rivoluzionarie, spogliato di tutti i ferramenti delle carceri e ridotto a uno stato deplorevole in ogni sua parte. Nel dicembre del 1799 i cardinali Inquisitori Generali, riuniti in conclave a Venezia, ordinarono che ben presto si studiasse di recuperarlo, restaurarlo e provvederlo di tutti i mobili necessari. All’inizio del 1801 vi si poté decentemente ristabilire il Sacro Tribunale.

Nel 1809 la Fabbrica di san Pietro s’impossessò del Palazzo, rimasto vacante per la dispersione della Santa Inquisizione, dovuta all’instaurazione del governo napoleonico.

Tra il 1849 e il 1851, il Palazzo fu nuovamente occupato, dapprima dalle truppe del Governo repubblicano di Roma, in seguito dalle milizie francesi che avevano restaurato l’autorità pontificia dopo il crollo della Repubblica romana.

Nel 1921, a carico dell’architetto Pietro Guidi, iniziarono i lavori di edificazione della nuova facciata, portata a termine in occasione dell’Anno Santo del 1925, promulgato da Pio XI con la bolla Infinita Dei misericordia (29.V.1924). Di conseguenza, l’aspetto attuale del Palazzo negli spazi interni ed esterni risale sostanzialmente a quel tempo.