Il capo dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede racconta «Un giorno ho scoperto lì questa scatola di legno...»

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da Roland Juchem (KNA ) – 18 gennaio 2018

 

Città del Vaticano (KNA). Vent’anni fa, il 22 gennaio 1998, Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) decise di aprire l’Archivio dell’Inquisizione romana alla ricerca. L’agenzia cattolica di notizie (KNA) ha chiesto al capo dell’Archivio, Alejandro Cifres, quello che è successo da allora.

KNA: Monsignor Cifres, come è arrivato a capo dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede?

Cifres: Sono stato inviato a Roma dal mio arcivescovo di Valencia nel 1991, per lavorare nella Congregazione per la Dottrina della Fede, non come archivista, ma come officiale nell’Ufficio Dottrinale del Dicastero. Solo gradualmente sono entrato a lavorare nell’Archivio, per aiutare l’anziano archivista di allora, che era pure malato. Dal 1993/94 ho assunto io stesso la gestione dell’Archivio.

KNA: C’è stata qualche scoperta nell’Archivio particolarmente significativa per lei?

Cifres: Già prima del 1998, la maggior parte delle informazioni sull’Inquisizione romana erano note, sulla base di altri archivi. Tuttavia, ho fatto anch’io una bellissima scoperta: nel XVI secolo a Granada (Spagna) furono scoperte delle lamine circolari di piombo contenenti presunti testi dell’Apostolo Giacomo, scritti però in arabo. C’è stato allora (secc. XVI-XVII) presso l’Inquisizione un dibattito durato decenni: testi biblici di un cristiano di origine ebraica, scritti in arabo? Alla fine, papa Innocenzo XI richiamò i libri a Roma, li fece studiare e sentenziò che erano falsi e quindi da distruggere. Questo era quello che si pensava, lo stato della ricerca fino a qualche anno fa. Un giorno, tuttavia, ho scoperto, in mezzo agli scaffali dell’Archivio, una scatola di legno, coperta di velluto, con sopra una stella di David: tutte le quasi 300 lamine di piombo, che avrebbero dovuto essere distrutte, erano lì.

KNA: L’apertura degli archivi il 22 gennaio 1998 è stata solo la parte ufficiale...

Cifres: Sì. Quando sono arrivato nel 1991, gli archivi erano ancora completamente chiusi. L’apertura è stata un processo molto lento, protrattosi per anni, affidato a varie commissioni successive: se aprire oppure no; come?; quando e quanto dovrebbe essere aperto? Di fronte a questi indugi, il cardinale prefetto Joseph Ratzinger ha deciso di accelerare il processo. Abbiamo dovuto imparare quasi tutto sull’Archivio mentre venivano i primi ricercatori. Gli studiosi più conosciuti del campo degli studi inquisitoriali si sono subito riversati sull’Archivio.

KNA: Esistono nell’Archivio particolari misure di sicurezza contro attacchi terroristici?

Cifres: No. Siamo situati in un’area extraterritoriale del Vaticano, che è normalmente inaccessibile e protetta. Naturalmente, c’è la protezione antincendio, la videosorveglianza, i controlli di umidità e temperatura. Le misure diciamo ordinarie in ogni archivio. I depositi dell’archivio storico si trovano nei sotterranei, che 10 anni fa abbiamo recuperato e riabilitato. Prima, i volumi antichi erano conservati sugli scaffali qui al piano terra, dove siamo seduti proprio adesso.

KNA: L’Archivio è ancora accessibile fino all’anno 1903?

Cifres: Il 1903 era il primo limite cronologico alla consultazione con cui abbiamo iniziato. Come ho già detto, l’apertura è stata dovuta principalmente alla determinazione di Joseph Ratzinger. Come uomo di scienza e di cultura, sapeva troppo bene quanto sia importante per la Chiesa aprirsi al mondo della ricerca. Che non si deve evitare il confronto, perché non c’è nulla da temere dalla verità. L’Inquisizione, con tutte le sue leggende, è considerata un lato oscuro della storia della Chiesa, e si voleva portare luce in questa oscurità. Ma non eravamo molto preparati per questo passo: non c’erano ambienti adeguati per il lavoro, strumenti di corredo ecc.; anche in parte non sapevamo nemmeno cosa c’era nell’Archivio. Abbiamo quasi dovuto improvvisare quando il cardinal prefetto Ratzinger ha detto: "Apriamo ora!". Perciò, in quel contesto, abbiamo aperto solo fino al 1903, la fine del pontificato di Leone XIII. Oggi l’Archivio, come tutti gli altri archivi vaticani, è aperto fino a gennaio 1939, la fine del pontificato di Pio XI.

KNA: Quale sarà la prossima fase?

Cifres: Il pontificato di Pio XII. Si tratta di un lungo periodo, con gli anni della seconda guerra mondiale e quelli del dopoguerra. C’è una grande quantità di materiale; di conseguenza si richiede molto lavoro di preparazione. Alla fine, comunque, sarà il Papa a decidere, quando gli archivisti gli diranno che sono pronti.

KNA: E quando sarà pronto il suo Archivio?

Cifres: Non posso ancora dirlo. Ci stiamo lavorando; ma anche sui pontificati di Pio XI e Benedetto XV non tutto è ancora stato elaborato. A volte ci capita di riordinare i dossier man mano che ci vengono richiesti per la ricerca. Così penso che ci sarà da lavorare per un bel po’ di tempo. Ma se il Papa ci dice di aprire, noi saremo ovviamente pronti.

 

(KNA - skllt-89-00128)